pagine chiesa

Orario delle celebrazioni:

giorni feriali
6.30 - Eucaristia con Lodi

domeniche e giorni festivi
7.30 - Lodi
8.00 - Eucaristia

 

La Chiesa, consacrata l'11 ottobre del 1578, è invece sostanzialmente quella che vediamo ancor oggi, a parte l'aggiunta delle due cappelline laterali. E' ad una sola navata e conserva rilevati opere d'arte. All'altar maggiore vi è una pala col Crocifisso tra i Santi Francesco e Antonio da Padova, opera del bresciano Girolamo Muziano (1528 o 1532-1592): pittore influenzato dalla monumentalità di Michelangelo e dai colori di Sebastiano del Piombo, notevole per l'ariosità e la suggestione dei paesaggi di ascendenza veneta e fiamminga e per il carattere pietistico delle rappresentazioni, consono alla religiosità della Controriforma. Dello stesso autore, o quantomeno della sua cerchia, è, nella cappella a sinistra, un "San Francesco che riceve le stimmate". L'altare di destra presenta una pala con "Madonna con Bambino e Santi" copia da un originale di Giulio Romano in Santa Maria dell'anima a Roma. Le cappelle sono ornate con stemmi in legno dei Boncompagni.

Le altre decorazioni della chiesa, già attribuite al Pomarancio, sono invece di Cesare Nebbia, allievo del Muziano. Spiccano i quattro Evangelisti alle pareti della chiesa, policromi, e sotto ad essi sono rappresentati in monocromia episodi collegati a ciascun Evangelista. A sinistra, sotto San Luca, il Santo che ritrae la Madonna; sotto San Giovanni, resurrezione di Dusriana. A destra, sotto San Marco, liberazione del soldato; infine, sotto San Matteo, la resurrezione di Epigenia. I due ovali ai lati dell'altar maggiore rappresentano due santi Cappuccini, S. Fedele da Sigmaringa e il Beato Serafino da Montegranaro effigiati da Pier Leone Ghezzi (1674-1755), uno dei protagonisti dell'ancor poco approfondito Settecento pittorico romano. Prima di lasciare la Chiesa ricordiamo che vi sono conservate le spoglie del Card. Guglielmo Massaia, alla cui memoria fu dedicata la statua, dovuta a Cesare Aureli, il 9 ottobre 1892.

pagine massaia

Se testimonianze classiche e tesori d'arte rendono illustre il Convento, non meno lustro gli conferiscono memorie molto più vicine a noi nel tempo. Sono legate queste alla mitica figura del card. Guglielmo Massaia. Nato nel 1809 a Piovà d'Asti, oggi Piovà Massaia, venne consacrato a Roma nel 1846 e subito partì per l'Africa come vicario apostolico dei Galla. Tra inenarrabili difficoltà, cominciò così la sua missione di apostolato in Etiopia profondendovi una prodigiosa energia a favore delle popolazioni locali e non soltanto sul piano dell'evangelizzazione.

Formò tra l'altro il clero cattolico locale e delineò i principi dell'apostolato missionario nella Magna Charta di Assandabo (1854). Scrisse una grammatica amarica, contribuendo alla conoscenza di luoghi che di lì a poco sarebbero diventati drammaticamente familiari agli italiani. Nella terza missione in Etiopia, 1867, divenne amico e consigliere del giovane Menelik, re dello Scioa, che divenuto imperatore trasferì la capitale, col nome di Addis Abeba, proprio dove il Massaia aveva fondato una colonia agricola. Nel 1884 Leone XIII lo innalzò alla porpora cardinalizia. A Frascati, nella serena pace del Convento, scrisse gran parte delle sue monumentali memorie: " I miei trantacinque anni di missione in Alta Etiopia", pubblicate in dodici volumi tra il 1885 ed il 1895.

Morì a San Giorgio a Cremano nel 1889.

Testi: Prof. Raimondo del Nero

Un cammino fatto insieme...

Nel Cinquecento, quella che oggi è la bella, popolosa e fiorente Frascati, era poco più che un villaggio agricolo con appena duemila abitanti. Chiamando i cappuccini, l'appena costituito comune volle che la crescita demica, economica, politica e sociale fosse accompagnata e, in qualche modo, guidata da istanze spirituali. Comune giovane, volle un Ordine religioso nuovo: i cappuccini erano sorti appena mezza secolo prima. È un cammino fatto insieme.

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