Il Museo Etiopico venne allestito in nome del Cardinal Guglielmo Massaia e fu inaugurato nel 1909. E' ospitato negli umili e disadorni ambienti dell'appartamento cardinalizio e vi si accede per una porticina a destra di quella d'ingresso al Convento. Si nota, salendo, il ritratto del Massaia in abito cardinalizio. La prima saletta mostra il busto in gesso ricavato dalla maschera mortuaria; alle pareti spiccano foto d'epoca di vari Regnanti abissini ed una carta dell'"Attività missionaria del Card. Massaia 1846-1880".

Nel corridoio sono esposte armi bianche di varie fogge, scudi di pelle e due fucili, uno da caccia ed uno da guerra in dotazione all'esercito abissino al momento dell'aggressione italiana del 1935, oltre ad oggetti vari di artigianato etiopico. Da notare, tra le monete, i talleri di Maria Teresa, d'uso corrente. Segue lo studio, con lo scrittoio dove attese al suo lavoro durante il soggiorno frascatano durato dal 1880 al 1889; si poteva ammirare, fino ad alcuni anni fa, una bacheca ricca di decorazioni ed onorificenze, purtroppo decimate dai ladri. Il cardinale fu, tra l'altro, Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro per volontà del Re Umberto I nel 1879, nonché Socio Onorario della Società Geografica Italiana nel 1875.

A destra vi è la Cappellina ove celebrava la S. Messa, con una finestrina da dove il cardinale, da vecchio, assisteva alle Sacre Funzioni. Indumenti ed arredi liturgici sono conservati in una vetrina. Seguono altri due piccoli vani: in uno sono conservati, tra i documenti, il suo passaporto, il lasciapassare ad alcune lettere autografe; nell'altro si può curiosare in uno scaffale con oggetti vari e piccoli "trofei" zoologici. Infine, ecco la disadorna camera da letto arredata, si fa per dire, secondo l'austero modo di vita dei Cappuccini.

E' un museo piccolo, questo, ma quanto mai interessante e degno di una visita, non solo perché ricorda le vere e proprie gesta di un grande missionario, ma anche perché riguarda un capitolo scottante della nostra storia nazionale recente, quello del Colonialismo italiano in Africa. Un'avventura che iniziò nel lontano 5 febbraio 1885 con lo sbarco dei soldati italiani a Massaua e si concluse oltre mezzo secolo dopo, il 13 maggio 1943 con la resa della I Armata Italiana in Tunisia, a parte un breve seguito dal 1950 al 1960 quando ci fu affidata l'amministrazione fiduciaria della Somalia, nostra ex colonia. Ancora a tal proposito, ricordiamo che la figura del card. Massaia fu rievocata nel film "Abuna Messias" di Goffredo Alessandrini girato nel 1939 e che nello stesso anno conquistò al Festival di Venezia la "Coppa Mussolini" come miglior film italiano. Insieme ad altri dello stesso genere, il film fa parte di quella "cultura coloniale" le cui realizzazioni attendono ancora di essere adeguatamente e serenamente studiate e "rivisitate". Un altro spunto di riflessione insomma che riportiamo da questa gratificante visita al Convento dei PP. Cappuccini di Frascati.

Un cammino fatto insieme...

Nel Cinquecento, quella che oggi è la bella, popolosa e fiorente Frascati, era poco più che un villaggio agricolo con appena duemila abitanti. Chiamando i cappuccini, l'appena costituito comune volle che la crescita demica, economica, politica e sociale fosse accompagnata e, in qualche modo, guidata da istanze spirituali. Comune giovane, volle un Ordine religioso nuovo: i cappuccini erano sorti appena mezza secolo prima. È un cammino fatto insieme.

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